[LINK] Al contrario – bbc.co.uk

A parte la TM News,  sui siti italiani la notizia sembra passata un po’ sotto silenzio, però, se si dovesse concretizzare quanto riporta la BBC, lo scoop ci sarebbe eccome. Un’ex colonia africana che salva (o aiuta) la vecchia madrepatria in difficoltà. E infatti ne hanno parlato anche Guardian e Financial Times.

Una sorta di colonizzazione all’inverso (come ha titolato Internazionale) che è stata anticipata anche da un’immigrazione all’inverso, raccontata sia da Le Monde (su Presseurop) che da Slate Afrique. Rimane però un dubbio. Nonostante la rapida crescita economica, un paese in cui ci sono ancora posti come Chikuma è giusto (o meglio, è utile) che corra in soccorso di altri stati in difficoltà?

Chikuma, Cina

www.cpvpc.it/chikuma

Chikuma è un piccolo villaggio rurale dell’Angola centro-occidentale. Dista oltre 700 chilometri da Luanda. Dopo il boom economico propiziato al petrolio, lacapitale è cresciuta fortemente e alle baraccopoli delle periferie ha affiancato scintillanti grattacieli fino ad essere stata di recente nominata la città con il più alto costo della vita al mondo.

Una realtà molto diversa da quella di Chikuma: qui la gente vive di agricoltura, cerca di coltivare mais e patata americana nei terreni ancora infestati dalle mine della guerra civile che tra il 1975 e il 2002 ha messo in ginocchio l’ex colonia portoghese. La popolazione del villaggio, come quasi tutto il 43 per cento di angolani che ancora non si è spostato nelle aree urbane del paese, ha accesso con fatica all’acqua potabile e ai servizi sanitari. E la mortalità infantile sotto i cinque anni, anche a causa del colera, è ben più alta della media nazionale (220/1000).

“Qualcosa però in Angola si sta muovendo” osserva padre Josè Adriano Ukwatchali che a Chikuma è responsabile della missione cattolica Madonna della Purificazione. “La strada per arrivare al capoluogo di provincia Benguela, per esempio, è lunga circa 200 chilometri. Fino a un paio di anni era messa talmente male che per farla tutta servivano sette ore. Adesso è stata risistemata e ce ne impieghiamo solamente due”. Il merito – ovviamente non privo di tornaconto – è della Cina che ha finanziato anche la ferrovia che collegherà l’Angola allo Zambia e che consentirà al villaggio di Chikuma di essere ancora meno isolato Continue reading

La Tunisia fa la rivoluzione anche sul parquet

Ok, forse non sarà uno dei tornei più blasonati e seguiti del mondo e forse accostare una rivoluzione ad una competizione sportiva non è poi così rispettoso, però -e lo dico con una buona dose di invidia- per un giovane tunisino appassionato di politica e palla a spicchi il 2011 deve essere stato uno di quegli anni ai quali non si può veramente chiedere di più.

Un anno memorabile, nel quale non solo il popolo dello stato maghrebino è riuscito a cacciare Ben Ali, ma anche la squadra nazionale di basket ha sconfitto la corazzata Angola e ha vinto l’Afrobasket 2011. Il regime dell’ex capo di stato sul popolo tunisino e il dominio degli angolani sulla pallacanestro continentale duravano esattamente dallo stesso anno: il 1989. Continue reading