Più di uno stereotipo

Sparano con delle mitragliatrici. Da camion e da imbarcazioni. E quando hanno finito le munizioni, usano dei lanciarazzi. Sono ossessionati dalla violenza, non sorridono mai perché è una cosa stupida e parlano per frasi fatte, brevi e cattive. Non sanno mantenere la calma, amano la guerra e, ovviamente, sono spaventati dagli eroi bianchi con i quali si ritrovano a lottare. Soprattutto da Matthew McConaughey.

Se mai ve ne foste accorti, è così che Hollywood presenta la maggior parte dei personaggi africani delle sue pellicole. A ricordarcelo ci pensano i quattro giovani protagonisti del geniale video qui sotto. Tra uno spezzone di film e l’altro, scherzano sugli stereotipi che li riguardano. “Non penserete davvero che siamo così?” chiedono sornioni, guardando in camera e rivolgendosi idealmente a tutto il mondo occidentale. “Siamo ragazzi piacevoli e cordiali e siamo persino su Facebook: siamo più di uno stereotipo, cambia la percezione!” dicono, appena prima di rivelarsi studenti di medicina e management.

È  a loro che l’Ong Mama Hope ha affidato il compito di lanciare la sua ultima campagna “Stop the pity, unlock the potential” (Ferma la pietà, libera il potenziale) che mira a fornire maggiore istruzione ai giovani africani per far si che anche le loro voci si sentano nel mondo. E non solo nelle pellicole hollywoodiane.

Ora, io non sono un esperto di pubblicità e fund raising per dare un giudizio oggettivo sulla campagna. Nè tantomeno un conoscitore così esperto del variegato universo delle Ong mondiali per valutare come sia realmente – e non solo on line – l’operato di Mama Hope. Potenzialmente, però, sono un donatore e, pur dando il mio contributo molto raramente e con parecchia attenzione, di fronte ad un messaggio come questo mi sono sentito coinvolto e invogliato a contribuire. E per questo ho deciso di farlo almeno con un post. Buona visione!

Chikuma, Cina

www.cpvpc.it/chikuma

Chikuma è un piccolo villaggio rurale dell’Angola centro-occidentale. Dista oltre 700 chilometri da Luanda. Dopo il boom economico propiziato al petrolio, lacapitale è cresciuta fortemente e alle baraccopoli delle periferie ha affiancato scintillanti grattacieli fino ad essere stata di recente nominata la città con il più alto costo della vita al mondo.

Una realtà molto diversa da quella di Chikuma: qui la gente vive di agricoltura, cerca di coltivare mais e patata americana nei terreni ancora infestati dalle mine della guerra civile che tra il 1975 e il 2002 ha messo in ginocchio l’ex colonia portoghese. La popolazione del villaggio, come quasi tutto il 43 per cento di angolani che ancora non si è spostato nelle aree urbane del paese, ha accesso con fatica all’acqua potabile e ai servizi sanitari. E la mortalità infantile sotto i cinque anni, anche a causa del colera, è ben più alta della media nazionale (220/1000).

“Qualcosa però in Angola si sta muovendo” osserva padre Josè Adriano Ukwatchali che a Chikuma è responsabile della missione cattolica Madonna della Purificazione. “La strada per arrivare al capoluogo di provincia Benguela, per esempio, è lunga circa 200 chilometri. Fino a un paio di anni era messa talmente male che per farla tutta servivano sette ore. Adesso è stata risistemata e ce ne impieghiamo solamente due”. Il merito – ovviamente non privo di tornaconto – è della Cina che ha finanziato anche la ferrovia che collegherà l’Angola allo Zambia e che consentirà al villaggio di Chikuma di essere ancora meno isolato Continue reading

Cosa succede in Malawi dove, per far benzina, si chiede aiuto a Facebook

In Italia circa il 30 per cento della popolazione ha un account Facebook. Il Malawi è fermo allo 0,5, ma nonostante questo “Malawi Fuel Watch” racconta il paese più di quanto si possa immaginare.

Il gruppo è stato creato il 10 giugno e in poco più di due mesi ha raggiunto i 1900 iscritti. A fondarlo, racconta Global Voices, è stato Frederick Bvalani, impiegato in una ditta di telecomunicazioni di Blantyre che ha deciso di sfruttare Facebook per riuscire a fare il pieno alla propria auto. Nel paese benzinai chiusi e lunghe file sono all’ordine del giorno a causa di una forte penuria di carburante che, tra alti e bassi, si trascina dal 2009 e si è riacutizzata proprio alcune settimane fa.

Ma la benzina non è la sola a scarseggiare. Anche elettricità -spesso prodotta proprio con generatori a benzina- e cibo sono venuti a mancare negli ultimi mesi al punto che lo scorso luglio diverse manifestazioni di protesta contro il presidente Bingu wa Mutharika sono sfociate in violenti scontri con le forze dell’ordine causando morti e feriti in tutto il paese Continue reading

[Link] Rivoluzioni? – Africa Review

Un’illuminante analisi -da un punto di vista africano- per cercare di capire qualcosa di più della situazione dell’Africa subsahariana dopo la primavera che ancora scuote il mondo arabo. E non solo.

“La lotta per ridurre le ineguaglianze, piuttosto che per ‘far passare la povertà alla storia’ attraverso la cancellazione del debito, è diventata il più urgente dei compiti”.

Il perché di questo blog…

L’Africa chiama, come Londra nella canzone dei Clash.
E quando parliamo di Africa intendiamo quella nera, o meglio, quella subsahariana.
Perché è principalmente di questa che qui si scriverà ed è solo ed esclusivamente questa che ho visto.

Ma perché -a parte il fatto che suona bene come titolo per un blog- possiamo davvero dire che nel 2010 l’Africa chiama quando in realtà ancora oggi sui nostri media quel che accade al di sotto del Sahara appare così raramente? Le cause sono molteplici.

Continua a leggere nella pagina “Why is Africa calling”