La Tunisia fa la rivoluzione anche sul parquet

Ok, forse non sarà uno dei tornei più blasonati e seguiti del mondo e forse accostare una rivoluzione ad una competizione sportiva non è poi così rispettoso, però -e lo dico con una buona dose di invidia- per un giovane tunisino appassionato di politica e palla a spicchi il 2011 deve essere stato uno di quegli anni ai quali non si può veramente chiedere di più.

Un anno memorabile, nel quale non solo il popolo dello stato maghrebino è riuscito a cacciare Ben Ali, ma anche la squadra nazionale di basket ha sconfitto la corazzata Angola e ha vinto l’Afrobasket 2011. Il regime dell’ex capo di stato sul popolo tunisino e il dominio degli angolani sulla pallacanestro continentale duravano esattamente dallo stesso anno: il 1989.

Due anni prima, Zine El-Abidine Ben Ali, ex generale diventato nel frattempo primo ministro, aveva deposto con un colpo di stato incruento Bourguiba, quindi era stato eletto presidente per la prima volta. Poi era stato riconfermato nel 1994, nel 1999, nel 2004 e, infine, nel 2009 con l’astronomica percentuale del 89,62 per cento.

Più o meno dello stesso tenore il percorso degli angolani sui parquet d’Africa. Dal 1989 -ad eccezione del 1997 quando si impose il Senegal- hanno vinto dieci delle undici edizioni del massimo torneo continentale, di cui l’ultima in casa. E anche in Madagascar erano arrivati con la certezza di staccare il biglietto per Londra in tutta tranquillità, con oltre duecento tifosi al seguito. Aspettative altissime e sicurezza ancor di più, al punto che un temerario dirigente della Federazione di Luanda, nonostante il sofferto quarto di finale con il Cameroon, aveva incautamente dichiarato che “per l’Angola, La vittoria è l’unica via”.

Non avevano fatto i conti con l’effetto della primavera araba che dalle piazze di Tunisi si è spinto -o almeno così ci piace immaginarlo- fino ai canestri di Antananarivo. Dopo che nel 2009 era stata eliminata in semifinale proprio dall’Angola, finendo terza, la Tunisia è stata avanti per tutti i 40′ della finale, grazie alle prove maiuscole del playmaker Marouan Kechrid (21pt) e del centrone Salam Mejri (nella foto sopra), un 2,17 che ha catturato 15 rimbalzi e dispensato tre stoppate, conquistandosi il premio di Mvp dell’intero torneo.

E così, se l’Angola si è consolata proponendosi come paese ospitante per il primo mondiale di pallacanestro in Africa (anche se una data ancora non c’é), i tunisini si sono potuti godere non solo la gioia di guardare tutto il continente dall’alto in basso, ma anche la soddisfazione di essere i primi cestisti nella storia del paese a qualificarsi per un’Olimpiade.

A Londra, nel 2012, cercheranno di acciuffare quella vittoria internazionale che agli ultimi mondiali -chiusi a zero punti- era mancata. Insomma, serviranno ulteriori progressi. Gli stessi che, si spera, entro quella data avrà compiuto anche la rivoluzione dei gelsomini, attesa alla prova delle prime elezioni libere del dopo Ben Ali. Dopo diversi rinvii, il 23 ottobre si dovrebbe votare per l’assemblea costituente. Altro che Afrobasket!

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