Big (Zimbabwean) Brother

Anche l’Africa ha il suo Grande Fratello, ma questa non è poi una novità. La trasmissione si chiama “Big Brother Amplified” ed esiste ormai dal 2003. Anche qui il format è prodotto dall’onnipresente Endemol e anche al di sotto dell’equatore si è andato allargando. Dagli iniziali 12 concorrenti di altrettante nazionalità, si è passati a 26, provenienti da sedici paesi dell’Africa subsahariana. Tra questi anche lo Zimbabwe che, all’edizione conclusasi lo scorso 31 luglio, ha partecipato con due “reclusi”.

La prima è Vimbai, una modella ventiquattrenne laureata in scienze sociali. Il secondo è Wendall, un pilota di 23 anni. Entrambi provengono dalla capitale Harare, ma la prima è una ragazza nera, il secondo un giovane bianco. E non è una differenza da poco poiché, nel paese che una volta era la Rohdesia, le tensioni razziali non sono del tutto sopite.

L’ottantasettenne presidente Robert Mugabe, al potere dal 1980, è stato uno dei leader della feroce guerra civile che ha opposto per oltre un decennio i colonizzatori bianchi ai coloni neri. E una volta arrivato al potere non ha fatto altro che ripagare con la stessa moneta -violenta- chi aveva reso il paese uno dei maggiori produttori ed esportatori agricoli del continente, ma anche instaurato un regime profondamente razzista. A partire dal 2000, delle circa 4500 fattorie gestite dagli agricoltori bianchi non ancora espatriati, oltre 3mila sono state confiscate con la forza dai seguaci del partito di governo Zanu-PF e il paese da uno dei “granai dell’Africa” è diventato uno degli stati più dipendente dagli aiuti internazionali.

Con queste premesse storiche, è quindi facile capire perché, pochi giorni dopo la conclusione dello show, un articolo di Global Voices si chiedesse “Riuscirà un vincitore del Grande Fratello a riunire un paese diviso?”. Con la bella Vimbai esclusa ad una sola settimana dalla fine, a trionfare nella sesta edizione del programma è stato, infatti, Wendall.

Nonostante un quotidiano considerato vicino al presidente Mugabe avesse sollevato dei dubbi sull’autentica nazionalità di Wendall, il pubblico ha votato in massa per il giovane coatto che ha potuto festeggiare i 200mila dollari (statunitensi) di premio con tanto di bandierina nazionale in pugno. Ed è stato accolto al suo ritorno in patria, prima, da una folla festante all’aeroporto e, poi, dallo stesso Mugabe insieme con Vimbai (nella foto sotto).

Ad entrambi, il presidente ha donato dei soldi ricevuti da dei non meglio precisati benefattori, ma forse quei fondi avrebbero potuto essere spesi meglio. Ad inizio agosto, dopo che gli aiuti necessari per il 2011 erano già stati stimati intorno ai 415 milioni di dollari, l’Onu ne ha chiesti altri 73 per combattere la siccità che anche in Zimbabwe sta mettendo a dura prova diverse parti del paese. Lì, probabilmente, la vittoria di Wendall se la sono persa.

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