Non solo diamanti, in Botswana c’è del “metallo”

Il Botswana è famoso per i safari, per il deserto del Kalahari, per il popolo dei Boscimani (dei quali spesso viola i diritti) e, soprattutto, per i suoi diamanti. Ma a Gaborone c’è anche del “metallo” e parecchio. Non stiamo parlando di oro e rame -comunque presenti nel ricco sottosuolo beciuano- bensì di musica. Nel paese, o meglio nella sua capitale, vive la più grande e vivace comunità di metallari del continente africano (se si esclude quella sudafricana composta in larga parte da ragazzi bianchi). E ora a documentarlo c’è anche una curiosa mostra fotografica.

I sessanta scatti, esposti quest’estate alla Rooke Gallery di Johannesburg, ritraggono i metalheads di Gaborone nei loro ritrovi e nei loro abiti abituali che, se non fosse per alcuni accessori da cowboy, hanno poco da invidiare alle mise degli appassionati del genere del mondo occidentale.

La nascita della scena si ha nel 1991, a 25 anni dall’indipendenza del paese dalla Gran Bretagna e a 16 anni dalla nascita degli Iron Maiden. In quell’anno Jarona “Spencer” Sekwababe fonda la prima band metal del Botswana, i Metal Orizon, e da allora entrerà così tanto nella storia locale da meritarsi, in un sobborgo della capitale, una statua tutta sua ispirata a quella che Seattle ha dedicato nientepopòdimenoche a Jimi Hendrix.

Certo, le band nostrane come Wrust (nella foto) e Crackdust non raccolgono folle oceaniche in stile Gods of Metal, ma anche qualche centinaio di fan è un risultato non da sottovalutare in un paese con poco più di un milione e mezzo di abitanti, di cui 190mila nella capitale. Al di là dello stupore un po’ ingenuo ed eurocentrico nello scoprire che il metal può piacere anche al di sotto dell’equatore (come del resto avevano già dimostrato gruppi come i Sepultura, solo per fare un esempio brasiliano) e nel bel mezzo del cosiddetto “continente nero”, vale la pena cercare di capire perché il “metallo” abbia sfondato proprio in Botwsana.

Innanzitutto conta l’aspetto economico perché -anche se non sono accessori di lusso- vestiti in pelle, magliette dei Cannibal Corpse, cinture borchiate e catene bisogna poterseli permettere. Il Partito Democratico del Botswana è al potere ininterrottamente dall’indipendenza e anche nel 2010 il paese è stato tra i primi a comparire nella classifica degli stati meglio governati, stilata dalla Mo Ibrahim Foundation. Nonché uno dei più consigliati alle aziende italiane per fare affari.

Così, le enormi ricchezze del sottosuolo (diamanti e metalli -veri) sono state sfruttate e l’economia è cresciuta con costanza e rapidità (nonostante una forte battuta d’arresto nel 2009). Il risultato è stato una classe media pari al 47 per cento della popolazione, una delle più ampie dell’intera Africa Subsahariana insieme al Gabon e alla vicina Namibia. I metallari locali, molto probabilmente, vengono dalle sua fila, ma non fatevi ingannare: il termine “middle class” identifica persone che se la cavano con un budget giornaliero che va dai 4 ai 20 dollari americani.

E infatti, anche nel tranquillo Botswana ci sono stati manifestazioni e scioperi negli ultimi mesi. “La reputazione del paese come scintillante esempio di democrazia, stabilità e crescita economica -scriveva il sudafricano Mail & Guardian in maggio- è in bilico”.

Solo il metal sembra non vacillare.

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