Lo Zambia secondo Samba

Chipolopolo è il soprannome dato ai giocatori della nazionale di calcio dello Zambia -che tra l’altro ha avuto il suo momento di maggior gloria demolendo alle Olimpiadi dell’88 l’Italia per 4-0. Significa “i proiettili di rame” e per conoscere questo paese che si è aggiunto alla lunga lista di nazioni africane chiamate al voto in questo 2011, annunciando le elezioni presidenziali, è un buon punto di partenza almeno per un paio di motivi.

Il primo è il rame, del quale lo stato è il maggior produttore continentale e tra i primi dieci al mondo (nella foto sopra, l’impianto di Lumwana). Grazie a questa risorsa, quella che in passato era la Rodesia del Nord ha attratto ingenti investimenti stranieri e registrato tassi di crescita del Pil molto elevati (dal 2008, sempre sopra il 6 per cento). Poi ci sono i proiettili. Per sua fortuna, lo Zambia ne ha visti sparare pochi all’interno dei suoi confini e, dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964, vive un periodo di sostanziale stabilità senza colpi di stato, scontri o guerre civili.

Con queste premesse, lo stato dovrebbe essere un modello per tutto il continente e invece, oggi, “la disoccupazione resta alta e il 70 per cento della popolazione continua a vivere sotto la soglia di povertà”. A parlare è Samba Yonga (nella foto, a sinistra) che per migliorare la situazione del suo paese dirige il periodico The Big Issue Zambia, versione locale del celebre giornale di strada britannico. A meno di due mesi dalle elezioni che sceglieranno il successore di Rupiah Banda, è lei a dipingere per Africa calling un quadro del suo paese.

“Sebbene lo Zambia sia classificato come un paese dai redditi medi, i benefici delle risorse minerarie non stanno scivolando verso il basso, verso gli strati sociali meno abbienti e questo ha fatto sì che la gente cominci a porsi la domanda: chi sta veramente traendo giovamento dalle risorse della nazione? Il mercanteggiare politico e la mancanza di una chiara visione da parte dell’opposizione hanno portato gli Zambiani a chiedersi se ci sia un candidato all’altezza del ruolo e ad essere perplessi su chi debbano scegliere”.

Il 20 settembre però si voterà…

“Si e tutti si aspettano che le elezioni si svolgeranno in modo regolare, con un sistema di monitoraggio che è già stato approntato. La gente in Zambia ha sviluppato una sorta di torpore, di letargo nei confronti della politica, vedendo che il governo non è riuscito a soddisfare i bisogni delle persone. Anche la presidenza di Rupiah Banda, poiché transitoria, è stata accolta senza troppo chiasso. Sebbene molti pensino che le elezioni siano state truccate, l’hanno accettato in attesa di cambiare leadership con le successive votazioni”.

In parecchi stati dell’Africa subsahariana ci sono state proteste e manifestazioni contro politici molto diversi tra loro. Ci sono segnali di cambiamento anche in Zambia?

“Senz’altro c’è un sentimento di malcontento, che però fatica a venire a galla, forse per il fatto che gli Zambiani sono conosciuti per la loro passività. Tuttavia, in molti hanno espresso il loro disappunto e si vocifera che se le cose non dovessero andare per il verso giusto, ci potrebbero essere delle proteste. Vedremo”. 

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2 responses to “Lo Zambia secondo Samba

  1. Lo stato è un esempio per tutto il continente… per quanto riguarda la corruzione!
    Sono stata nel Copperbelt proprio questo week end. Lunedì era festa nazionale e io e una mia collega ne abbiamo approfittato per andare a vedere le miniere (praticamente impossibili da visitare). Ma con un po’ di buona volontà almeno in una di quelle a cielo aperto ci hanno fatto entrare. Trattasi della Nchanga Open Pit Mine di Chingola, una delle più grandi del mondo. E parlando un po’ di quà e un po’ di là si capisce perfettamente dove vadano i soldi dell’income principale dello Zambia. In Sud Africa, Brasile, Cina e India. E nelle tasche del governo zambiano. Che ovviamente riceve profumate mazzette che permettono ai quattro paesi sopracitati di farsi i porci comodi propri nella gestione delle miniere. Non sono rispettati nè gli orari di lavoro (si lavora almeno 12 ore al giorno in miniera), nè tanto meno il salario minimo (che si aggira intorno ai 419 zmk al mese per 8 ore giornaliere con in più pagate tutte le ore di straordinario) nè i diritti dei lavoratori (se scioperi ti licenziano e tanto saluti).
    Nel Copperbelt si respira volontà di cambiamento. I minatori con i quali ho potuto parlare sostengono che se il 20 settembre non cambierà il governo ci saranno disordini. E ci hanno pure consigliato di lasciare il paese per quella giornata o quanto meno di assecondare i disordini. Come ci è stato detto (a due italiane tra l’altro): when in Rome do as Romans do!

  2. Vale, innanzitutto grazie del reportage più che del commento 🙂

    è un’analisi lucida e purtroppo vera della situazione… riportata, tra l’altro anche da questo articolo (molto approfondito anche se un po’ datato) http://www.missioni-africane.org/588__Il_rame_dello_Zambia_e_l_ora_dell_India

    aveva fatto molto scalpore alcuni mesi fa il caso di alcuni dirigenti cinesi che avevano sparato e ucciso dei minatori in sciopero…
    il sentimento anti-cinese (anche se, come scrivi tu, non sono gli unici ad approfittarsene, ma forse i più evidenti) leggo che è crescente e che sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale. Sata, il principale avversario di quel pacioccone di Banda, aveva ottenuto parecchi consensi proprio nel CopperBelt quando si era presentato nel 2006…

    da qui spesso si rischiano di scrivere parecchie cazzate…quindi, staremo a vedere che succederà… mi raccomando, do as romans do e tienici aggiornati!

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