Quattro leader africani alla Casa Bianca (al momento sbagliato)

Non poteva capitare loro momento peggiore. Con il presidente Obama impegnato con tutte le sue forze a mettere d’accordo repubblicani e democratici sul debito statunitense entro il 2 agosto, la visita a Washington dei “leader che rappresentano il progresso democratico in Africa” è passata, per usare un eufemismo, decisamente in secondo piano.

In particolare, a varcare la soglia della Casa bianca sono stati ieri Boni Yayi del Benin, il nigerino Mahamadou Issoufou, Alpha Condé della Guinea, e l’ivoriano Alassane Ouattara.

Tutti in carica da poco e quasi tutti alle prese con grossi problemi di stabilità, come ha ricordato il New York Times che alle sorti dei paesi ospitati ha dedicato un approfondito pezzo dall’eloquente titolo “L’Africa occidentale: dove la democrazia fatica a sopravvivere.

Tutti gli ultimi tre stati citati, ricordo il quotidiano, hanno avuto guai recentissimi. In Niger è stato di recente sventato l’ennesimo tentativo di colpo di stato militare, Alphà Condé è scampato pochi giorni fa ad un tentativo di assassinio e Alassane Ouattarà fatica non poco a tenere sotto controllo le milizie che gli hanno consentito di arrivare al potere, sconfiggendo un Gbagbo che non voleva arrendersi al risultato delle urne. Minimo comune denominatore, prosegue l’analisi del Nyt, degli eserciti troppo potenti e delle istituzioni democratiche ancora troppo deboli.

E infatti, rivolgendosi ai quattro capi di stato nella Cabinet room, il “keniano” Obama ha sostenuto che “l’Africa non ha bisogno di uomini forti, ma di istituzioni forti”. Questi leader, ha aggiunto, “hanno mostrato una straordinaria tenacia nel promuovere la democrazia nei loro paesi nonostante forti rischi personali ed enormi sfide. Queste democrazie sono un vero modello per tutto il continente, grazie per la loro fermezza e per la determinazione dei loro popoli”.

Insomma, anche se la partita sul debito è di un’importanza tale da distogliere l’attenzione da qualsiasi altro tema, la visita ha segnato un momento importante per la politica statunitense in Africa. Il primo presidente di colore, lamenta Africa Times News, aveva finora dedicato poca attenzione all’area occidentale  e a quella francofona del continente, scegliendo di visitare il Ghana nel 2009 e, tra i numerosi leader africani, di mantenere uno stretto contatto con il presidente nigeriano Goodluck.

Dopo le prese di posizione durante le crisi in Guinea e Costa d’Avorio,  l’incontro sarebbe un ulteriore tentativo di esercitare maggiore influenza sulla regione, sempre più interessata dal terrorismo internazionale a causa dell’ampia azione, soprattutto in Niger, di Al Qaeda nel Maghreb Islamico.

“Abbiamo avuto una produttiva discussione -ha aggiunto Obama- su come costruire un progresso politico ed economico e su come rispondere alle sfide sulla sicurezza che continuano a porsi in Africa. Gli Stati Uniti continueranno ad essere un alleato fedele nel processo di democratizzazione e sviluppo”. E anche quest’anno garantiranno 7,5 miliardi di dollari di aiuti.

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4 responses to “Quattro leader africani alla Casa Bianca (al momento sbagliato)

  1. Ma davvero li hanno definiti “young”? Ouattara è del 1942, Condé del 1938, Boni del 1952 così come Issoufou. In effetti poi pensi (oltre che a Mugabe e a Wade) che di tanto più giovani non ce n’è (mi vengono in mente solo Mohamed VI del Marocco (che non fa testo perché è re), Goodluck Jonathan (che nel suo stesso Paese è un’eccezione, e la cui carriera ben corrisponde al nome) e Meles Zenawi (purtroppo). Il discorso sul perché sarebbe lungo, dico solo che semmai young sono (come giustamente fai notare) le democrazie (ma è democrazia il Benin – butto là?) e, ancor più appropriatamente, gli interessi americani nell’area (ne butto lì un’altra, senza prove: vuoi vedere che Barack ha appena deciso che la partita con la Cina la gioca in Africa?)

  2. Eh no, non li ha definiti così 🙂 sono io che ho fatto un errore

    avevo inteso il “giovani” come un “eletti da poco” (non certo anagraficamente, come hai giustamente osservato anche tu…) e invece il titolo che avevo citato si riferiva ad un altro incontro, differente e linkato qui sotto…

    http://www.whitehouse.gov/photos-and-video/video/town-hall-with-young-african-leaders

    grazie per la precisazione e per le altre “provocazioni” che ci sarà modo di appronfondire

  3. Non voleva essere un rimprovero a te, naturalmente, che posti sempre notizie interessanti. Più che altro un amaro commento su Obama ancora una volta preda della realpolitik. Un cinese nero, insomma. Ma il secondo incontro, molto molto “hope”, decisamente obamiano, mi riconcilia con Barack. (Suggestion: mai pensato di dedicare qualche post ai grandi leader africani? Ci pensavo giorni fa, leggendo questo: http://www.slateafrique.com/20471/thomas-sankara-icone-profane-burkina-fas-compaore. E’ paradossale, uno dei più amati e meglio ricordati leader africani era un militare golpista. Mi sa che su Bellacosascrivere, che ama i paradossi, scriverò qualcosa…)

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