[Update] Wade dégage?

La giornata di sabato era terminata con un segnale che pareva positivo. Il presidente Wade aveva annunciato che non avrebbe affidato a Ousmane Ngom l’organizzazione delle elezioni presidenziali previste per il febbraio 2012. Sembrava una concessione alle opposizioni che chiedevano a gran voce le dimissioni del ministro dell’Interno e invece la settimana è cominciata in tutt’altro modo.

Nel pomeriggio di lunedì, Cyrille Touré detto Thiat, con l’accusa, pare, di aver fatto dichiarazioni oltraggiose o diffamatorie nei confronti del presidente, è stato convocato in un commissariato di Dakar. E ci è rimasto.

Thiat viene dalla città di Kaolack ed è un componente del gruppo di rap militante “Keur-Gui”, nonché uno dei leader di “Y’en a marre” (Siamo stufi). Il movimento giovanile è nato solamente lo scorso febbraio, ma sta dando un contributo fondamentale alla più ampia ondata di proteste contro Wade. E proprio per questo è già stato più volte vittima di tentativi di delegittimazione, corruzione e sabotaggio, culminati con l’arresto di ieri.

Secondo un blog di Slate Afrique, la frase contestata che Thiat avrebbe pronunciato in Wolof (la lingua locale n.d.r.) sabato suonerebbe più o meno così: “Avere un patriarca in un paese va bene, ma che dire di un patriarca che ha 90 anni e mente?”.

Saputa la notizia, circa un centinaio di attivisti si sono radunati fuori dal commissariato chiedendo la liberazione di Thiat che ha comunque passato la notte in caserma, mentre il movimento ha annunciato la costituzione di un pool di avvocati per la sua difesa.

Sempre lunedì intanto, era stato scelto il sostituto di Ngom (rimasto comunque in carica come titolare degli interni). Si tratta di Cheikh Gueye, diventato responsabile della “Direzione generale delle elezioni” nel 1998 con il predecessore di Wade Abdou Diouf, ma non per questo ben visto dalle opposizioni.

Secondo il Partito dell’indipendenza e del lavoro (Pit) e la Lega democratica sarebbe “un vassallo di Ngom” che però dovrà decidere se posticipare la data di scadenza per la registrazione elettorale. Il termine, già prorogato una volta, scadrebbe il 31 luglio, ma sono numerosi i giovani che lamentano la lentezza del sistema e le difficoltà nel chiudere in tempo la pratica. Partiti e società civile, infatti, stanno cercando con forza di spingere più giovani possibili a registrarsi per convogliare il diffuso malcontento all’interno delle urne elettorali.

E in questo Y’en a marre sta svolgendo un ruolo decisivo, come spiega il responsabile ufficiale delle relazioni esterne Alioune Sané in una bella intervista a Corriere Immigrazione: “cerchiamo di fare capire ai giovani che la violenza non è un mezzo e che l’arma più forte che ognuno di noi ha è uno e solo, il voto. Andiamo nelle strade e nelle scuole spingendo i giovani ad andare a votare. Questo è Y en a marre”.

[foto: lapanterarossa.net]

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