Wade dégage?

Tutti soddisfatti. E nessuna violenza. È  stato questo il risultato del tanto atteso sabato di proteste in Senegal che ha visto sfilare per le vie della capitale Dakar sia i supporter del presidente Abdoluaye Wade che i suoi oppositori. Niente scontri, a differenza di un mese fa quando la folla protestò contro un progetto di riforma costituzionale (che avrebbe avvantaggiato Wade e il figlio) e i feriti furono centinaia nei più duri scontri mai visti nella storia di una delle democrazie più stabili dell’intero continente.

Ieri, un po’ come accade in Italia ad ogni manifestazione di piazza, si è litigato solamente sui numeri, visto che entrambi gli schieramenti si sono detti felici per l’esito della giornata. Secondo il governo, i sostenitori dell’ottantacinquenne presidente sarebbero stati due milioni e mezzo (in tutto i senegalesi sono 14 milioni circa), una cifra criticata da molti osservatori che hanno avanzato anche l’ipotesi che molti partecipanti fossero stati pagati ( 10 000 franchi CFA cioè 15 euro).

Di contro, il Movimento 23 Giugno (M23), riunitosi lontano dal centro perché non aveva ricevuto le necessarie autorizzazioni proprio dal governo, ha marciato al grido di “Wade dégage”, lo stesso motto che partendo dalla Tunisia ha fatto tremare e cadere i leader di mezzo mondo arabo. Partiti d’opposizione, società civile e movimenti spontanei come Y-en-a-marre si sono riuniti in un variegato fronte che avrebbe portato in piazza, secondo AFP, tra le 8 e le 10mila persone. Chiedono con insistenza che Wade (al potere dal 200o) non si ripresenti come candidato alle elezioni previste per il primo semestre 2012.

Nel 2001, infatti, una riforma costituzionale ha sancito che il presidente può restare in carica per due soli mandati. Se Wade si candidasse, sarebbe il terzo, ma, un po’ come successo da noi per i presidenti di regione come Formigoni ed Errani, in Senegal alcuni sostengono che la norma non si retroattiva, mentre altri no. I giuristi sono al lavoro, ma nel frattempo, complici l’alto tasso di disoccupazione e l’aumento dei prezzi, la protesta monta. E ottiene i primi risultati.

Dal palco della manifestazione a suo favore Wade ha annunciato che accoglierà la richiesta dell’opposizione di non far organizzare le prossime presidenziali al suo ministro dell’interno Ousmane Ngom, suo compagno di partito nel Pds (Partito Democratico Senegalese), ma ne affiderà la gestione ad una personalità neutra.

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