Malawi e non solo…

18 vittime in due giorni di proteste, l’esercito schierato, un capo di stato che non ne vuole saperne di dimettersi e una temperatura che, nonostante laggiù sia inverno, sembra più quella di una primavera (araba). Stiamo parlando del Malawi dove tra mercoledì e giovedì la repressione delle manifestazioni indette contro il presidente Bingu wa Mutharika ha causato morti e feriti nei principali centri del paese.

Una situazione economica difficile e una deriva autoritaria sono le cause che hanno spinto alcune migliaia di persone in piazza, soprattutto a Lilongwe e Blantyre, dove le marce sono presto degenerate in scontri con la polizia e saccheggi. Secondo Amnesty International, gli agenti avrebbero sparato ad altezza d’uomo, ferendo anche degli adolescenti.

Descritto dal Sole 24 Ore come “un presidente illuminato che ha portato stabilità, apertura trasparenza e riforme nel paese” solamente lo scorso ottobre, l’economista Bingu wa Mutharika ha perso rapidamente credibilità dopo essere stato rieletto nel 2009 per il suo secondo mandato. Nonostante una crescita economica “cinese” (+9,7 per cento nel 2008 e +7,8 ne 2009), la riduzione di povertà, malnutrizione e diffusione dell’aids e una discreta gestione della crisi grazie all’aiuto del Fondo Monetario Internazionale (tramite l’Exogenous Schocks Facility), il Malawi è ancora uno stato in cui metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà e il 40 per cento del budget statale è garantito dagli aiuti internazionali.

Così, quando l’ex madrepatria britannica ha deciso la scorsa settimana di congelare i suoi finanziamenti (nel 2010 erano stati 21,7 milioni di euro) proprio a causa della condotta del presidente, il popolo non ci ha visto più. Ed è sceso in piazza, proprio come hanno fatto -in condizioni totalmente diverse e difficilmente paragonabili- in Egitto, Tunisia, Libia…

Ma anche al di sotto del Sahara. “Non c’è dubbio che le persone in Africa (subsahariana n.d.r.) stiano seguendo con grande entusiasmo quello che sta succedendo in Egitto e ne stiano traendo ispirazione per le loro battaglie”. Dichiarava già in febbraio il direttore di Pambazuka News Firoze Manji intervistato da Al Jazeera English per un pezzo dal titolo inequivocabile “In cerca di una rivoluzione africana”

E di proteste -certo, non di rivoluzioni- ce ne sono state: in Burkina Faso, in Uganda, in Sudan e, più di recente, anche in Senegal.

Abdoluaye Wade è al potere dal 2000 e punta a un terzo mandato, incostituzionale. Esattamente un mese fa le proteste più dure cui l’ottantacinquenne presidente aveva mai assistito divampavano per le strade di Dakar a causa di una proposta di legge volta a farlo rieleggere . L’idea è stata frettolosamente abbandonata, ma per oggi sono previste due nuove manifestazioni: una filogovernativa e una del movimento “23 giugno” che ha preso il nome dal giorno in cui sono cominciate le proteste. Proprio come in Egitto.

La marcia delle opposizioni, però, è stata proibita, ufficialmente per questioni di sicurezza e quindi si svolgerà lontano dal centro della capitale. A Dakar sarà un sabato di tensione.

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2 responses to “Malawi e non solo…

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