La fortuna di Alpha Condé

Assaltata la residenza del primo presidente democraticamente eletto della Guinea.
“Mi sono salvato perché non stavo dormendo nella mia stanza”. 

La Guinea e il primo presidente democraticamente eletto della sua storia se la sono vista brutta la scorsa notte. Alpha Condè, secondo la ricostruzione dei fatti da lui stesso proposta a Rfi, si è salvato da un attacco alla sua residenza privata nella capitale Conakry solo perché non stava dormendo nella sua stanza abituale, raggiunta da colpi di bazooka e lanciarazzi anticarro. Ad attaccarla un gruppo di militari che sono stati respinti dopo uno scontro di alcune ore dalle guardie presidenziali, una delle quali ha perso la vita. Secondo le prime indagini, sarebbero legati all’ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Nouhou Thiam che è stato arrestato nel pomeriggio insieme ad altri sospetti.

Potrebbe essere stato un tentativo -fallito- di colpo di stato, l’ennesimo in un paese che, dopo la morte nel 2008 di Lansana Contè (al potere dal 1984), ha visto solo giunte militari ed è finalmente andato alle urne solamente perché l’ultimo presidente ad interim, Sékouba Konaté, ha deciso che “l’esercito della Guinea è diventato un esercito repubblicano”.

Così il primo turno delle elezioni è stato fissato per il 27 giugno 2010, ma per il ballottaggio tra Alpha Condé e Cellou Dalein Diallo si sono dovuti attendere quattro rinvii e lo scorso novembre. Alla fine, Alpha Condé è riuscito a spuntarla sull’influente e navigato avversario, nonostante alla prima tornata elettorale, con 24 candidati presidenti, avesse racimolato solo il 18 per cento delle preferenze.

“I nostri nemici possono tentare il tutto ma non potranno impedire la marcia del popolo guineano verso la democrazia -ha dichiarato in giornata il presidente in un discorso televisivo alla nazione-  e non riusciranno ad accendere l’odio”. Dopo le elezioni, infatti, vi erano stati scontri tra le due principali etnie della nazione: i Peul, di cui Diallo fa parte e i Malinke, rappresentati da Condé che ha aggiunto “Se non siamo uniti, il nostro paese non potrà svilupparsi “.

Un compito arduo: nel paese l’87 per cento della popolazione vive con due dollari al giorno e nel 2009 il pil si è contratto del 2,5 per cento. Anche qui però sono arrivati i capitali cinesi, con il China International Fund che ha firmato un accordo di partenariato con Conakry per sfruttare le enormi riserve di bauxite in cambio di 7 miliardi di dollari di investimenti entro il 2014. Una bella mano per il fortunato Conde sul cui orizzonte già si stagliano le prossime sfide. Le prossime elezioni amministrative e una riforma dell’esercito che, dopo quest’attacco e questi arresti, si preannuncia molto delicata.

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