Dove c’è Mugabe c’è casa

Il presidente dello Zimbabwe e le sue residenze da sogno

Nonostante la sorte di Gheddafi sia sempre più incerta, i paesi pronti ad accogliere il dittatore libico, in caso di esilio, non mancano e tra questi lo Zimbabwe di Mugabe è sempre stato in prima fila. E, qualora non riuscisse a scappare insieme alla sua celebre tenda beduina, ad Harare il Colonnello potrebbe trovare una dimora che potrebbe non fargli rimpiangere Tripoli.

Il suo amico Robert Mugabe, infatti, con il quale si sospetta abbia una collaborazione foriera di armi e mercenari, pare si sia costruito una residenza tanto lussuosa quanto stridente se confrontata con la disastrosa situazione nella quale versa quello che solamente un trentennio fa era uno dei più ricchi granai dell’Africa.

Il presidente, in carica da ventiquattro anni, si sarebbe costruito un palazzo del valore di almeno cinque milioni di euro, nel bel mezzo di un paese dove l’80 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. É qui che avrebbe festeggiato nel 2009 il suo ottantacinquesimo compleanno a base di aragoste e champagne, spendendo 250mila dollari mentre i suoi connazionali venivano falcidiati dal colera e la disoccupazione, complice un’inflazione a nove zeri, toccava quota 95 per cento.

Ma le ricchezze e gli immobili di Mugabe non finiscono qui. E se la villa della capitale rimane avvolta dal mistero con foto rubate che rivelano uno stile architettonico cinese di dubbio gusto e una serie di mail che spacciavano per autentiche le immagini che, in realtà, erano di una residenza hollywoodiana, maggiori certezze si hanno in merito alla sua residenza di Hong Kong.

Il presidente, infatti, secondo il Sunday Times, avrebbe acquistato un edificio di tre piani in un’area esclusiva dell’importante centro commerciale e finanziario cinese. E nonostante la residenza non sia poi così sfarzosa, come mostra la foto in alto, è cruciale per capire i profondi legami tra il regime di Mugabe e la Cina. Che, secondo indiscrezioni di stampa riportate da un altro quotidiano britannico, il Telegraph, avrebbe sovvenzionato anche la costruzione della villa di Harare.

Il gigante asiatico, infatti, non solo si è assicurato nel 2005un canale preferenziale per sfruttare le ingenti risorse minerarie dello Zimbabwe, ma sarebbe coinvolto anche in un vasto commercio di diamanti provenienti dalla miniera di Marange, recentemente scoperta e divenuta una delle più produttive al mondo.

A denunciarlo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui i diamanti più pregiati arriverebbero sul mercato cinese grazie a una gestione autoritaria della stessa miniera affidata all’esercito, a una rete di funzionari corrotti del partito di Mugabe, all’operato disinvolto della first lady Grace Mugabe e a una sconosciuta holding dietro cui ci sarebbero i servizi segreti di Pechino. La sede della società? Hong Kong, ovviamente.

Verso un nuovo  bis (e con la Cina)

Arriverà fino allo Zimbabwe l’onda lunga delle rivolte in Medio Oriente? Difficile da stabilire. Di certo Robert Mugabe ha già preso le contromisure per restare in sella. Innanzitutto, ha imprigionato , torturato e poi rilasciato decine di attivisti che avevano organizzato delle riunioni per discutere della primavera araba. Sul fronte politico, invece, il presidente vorrebbe andare alle elezioni a ottobre e rompere così la poco proficua alleanza di governo con la storica opposizione dell’Mdc che, guidata dal premier Morgan Tsvangirai, vorrebbe riformare la costituzione.

Una situazione con poche luci e tante ombre. Cinesi. Il quotidiano sudafricano Times, infatti, accusa un misterioso uomo d’affari di sovvenzionare i servizi segreti zimbabweani al fine di mantenere Mugabe al potere attraverso il voto. Il suo nome sarebbe Sam Pa, avrebbe interessi petroliferi e minerari anche in altri stati africani e verrebbe proprio di Hong Kong. Al di là delle indiscrezioni giornalistiche, quel che è certo è che la collaborazione tra Pechino e Harare si fa sempre più stretta, con il ministro degli Esteri Yang Jiechi che, nel corso della sua recente visita, ha promesso 7 milioni di dollari di sovvenzioni. In un paese dove un milione e mezzo di persone ha bisogno di aiuti alimentari a causa della siccità, ce n’è disperato bisogno.

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